Sono nato a Treviglio il 5 marzo 1978 alle dieci e venti di sera; sono nato al caldo in una stanza d’ospedale e mi hanno chiamato ALBERTO (nome di derivazione germanica che mi piace molto) che significa “prestigioso”.

Di secondo nome sono ANGELO, (come un nonno che non ho mai conosciuto) che vuol dire “messaggero”.

Il cognome DI MONACO mi è stato dato da un uomo onesto, volonteroso e laborioso, e significa, “appartenente alle nature solitarie ed introspettive”.

Sono sempre stato abituato a dare un nome a tutte le cose, e sono d’accordo con Gianni Celati, che afferma: “chiama tutte le cose per nome se vuoi che restino con te fino alla fine”; ecco perché credo che il sottoscritto, fedele al suo nome ALBERTO ANGELO DI MONACO, sia un “messaggero prestigioso e solitario”.

Il mio segno zodiacale è quello dei Pesci, con l’ascendente in Scorpione e la luna in Acquario.

Amo la vita in tutto e per tutto, e nonostante abbia un forte impulso introspettivo, cado spesso a picco in situazioni complicate, senza rifletterci, col tipico candore dei bambini e degli anziani.

Non ho il senso del possesso e non cerco la verità nella materia.

Fedele al significato del mio nome, mi piace pensare di poter portare alle altre persone semi di libertà, idee, parole che parlano di pace, amore e fratellanza.

Lavoro da alcuni anni come “narratore orale” di storie, in situazioni teatrali e formative.

Ho raccontato storie un po’ dappertutto: in scuole di ogni ordine e grado, in biblioteche, in castelli, in piazze, in contesti di disagio sociale, in piccoli teatri, in parchi, in cortili, in ville, in case, in riva al fiume, in chiese.

Dentro di me si cela un altro piccolo mondo segreto: cerco di presentarlo e svelarlo attraverso racconti, disegni e poesie.

La creazione artistica è un mezzo sia per indagare e scoprire la mia parte più intima, segreta e stupita, che per raccontare e dialogare con le altre persone.

Non ho mai frequentato studi artistici accademici, ma ho la necessità viscerale, vulcanica ed istintiva, di comunicare con le parole e con le immagini, come una specie di confessione prima ad un foglio bianco, che dopo essere stato riempito può essere guardato da altri.

Viaggiare ed incontrare le altre persone come stile di vita, come compito, come missione; creare artisticamente, prima per ascoltare le mie pulsioni ed assecondare i desideri più nascosti e poi per comunicare con il mondo.

Alla fine di ogni viaggio però, è necessario ritornare sempre a casa, al mio luogo natale, dove riposano solide e ramificate radici.

Abito a Caravaggio, in provincia di Bergamo, nel cuore della pianura padana, in via Serenissima 11, con mia moglie Emanuela e i miei figli Lorenzo e Fabrizio, in una casa alluvionata di oggetti, libri, cd, dvd, videocassette, fogli bianchi, gessetti colorati, pastelli e tempere.

La mia casa è un nido nel quale riposarsi, ricaricarsi e mettere in ordine e cose che ho imparato, per poi riprendere il viaggio.

Dalla finestra della mia camera da letto si vede il campanile della chiesa parrocchiale, baluardo di un borgo composto da gente arcigna e chiusa, ma che quando ti conosce, poi ti ama veramente e con sincerità.

Non sono un nostalgico: mi piace pensare come il passato scivoli nel presente e serva a scrutare, e progettare il futuro: “ieri impegna l’oggi nel domani”.

In questi anni ho capito di avere una vocazione, che poi si è trasformata in un progetto esistenziale: cioè, di comunicare agli altri qualcosa di significativo, con le parole, con la scrittura, con le immagini, ma soprattutto con calore umano ed adesione totale alla vita.