SONDAGGIO

Come vi sembra la nuova impaginazione?
 

Testi scelti dai volumi di poesia:

“Frammenti caotici” ,“Rovi fioriti su aride cime”,“Il canto del viandante”

scritti da Alberto Di Monaco - copyright 1996-2002

L’uomo

L’uomo:
lieve soffio di vento
solitario viandante
attonito spettatore
caduco filatore
nel marasma cosmico.
Immutabile predestinato
ignoto cavaliere
misterioso sognatore
ostinato cantore
emblema dell’esistenza,
senza capo ne’coda.

Così son nato

Da una lacrima d’amore
caduta danzante sull’erba,
accarezzata dal vento,
baciata dal sole,
purificata dalla neve
sono nato rosa.
Fiore di delizie
cresciuto solitario,
libero e vivace
sbocciato radiante.
Lacrima di sacrificio
affondata
in oceani di desideri,
lacrima calda di speranza
creatrice di vita.
Rosa raggiante
mutata
e rigenerata
in monumentale olivo,
ora rivestito
di edera sempreverde
folta e rampicante,
simulatrice
di eternità misteriosa.

Canta Fratello, canta

Cade la neve candida dal cielo
i fiocchi immacolati accarezzano la terra
sdraiandosi su un campo nel freddo inverno bianco.

Soffia il vento improvviso nel deserto
va dove vuole non ascolta mai nessuno,
fischia fra le dune,disegna il suo cammino.

Canta la vita fratello giocondo
canta i tuoi amori fratello vagabondo.

Sgorga nuova acqua da vergini rocce
zampilli divini placano la sete
correnti e gorghi risucchiano i lamenti.

Brucia il fuoco fra braci incandescenti
scintille scoppiettanti consumano il falò,
presto sarà cenere,polvere di Dio.

Canta i tuoi viaggi fratello vagabondo
canta i tuoi valori tu che vivi in povertà
canta giorno e notte in completa libertà.

La ballata dell'inizio del mondo

Avviluppato in silenzio finivo vagando
smarrito nel tempo giacqui insonne.
Acqua, fuoco e vento rantolavano
un creato di immane splendore
a me perveniva.
-Anima vuota di un mondo freddo-
Echeggiò per me in quell’era di storia.
tristezza, stupore, bellezza, memoria.
Monti maestosi coperti da un manto
come un loto stupendo sbocciavano spontanei.
Contemplavo rapito un concerto di suoni
la luce fioca invadeva il mio essere.
-Anima calda di un mondo arroventato-
Ero assemblato con il nuovo cosmo
in sconsolata veste di pastore errante;
pascolavano fiere su sterminate distese
fra stelle cadenti di sublime follia.
Non c’erano genti, solo forte energia.
La terra bramava una vita oziosa
e il fuoco inerme in un cerchio chiuso
e oceani d’acqua varcavano confini.
Istanti irraggiungibili fra memorie remote,
mondo allo sfascio in acque profonde
in sogni dorati su ali d’argento.

-Ispirato ad un vissuto onirico visionario-

Tutti urlano

Tutti urlano
ma la foschia non si dirada.
Sordo grido
di disperata confusione
che fra la cortina di nebbia
cresce.
Pensieri di cupe trame
e subdoli intrighi
corrono inesorabilmente
a bordo dell’immaginazione
verso l’enigmatico vicolo
della perplessità.

Nella nebbia

Danza l’eterno danzatore,
nel continuo mutare cosmico,
danza senza sosta
ma l’ossessione gli affretta il passo.
Per disordinate direzioni
il ballerino aleggia,
solingo nella disperazione
lotta contro l’incertezza
che stipa il suo cammino
di vaghe presenze.
Tutto è sfumato,
caotico,
insensato.
Bizzarri presentimenti
si stemperano
nel fumo gelato
che annichilisce le sue movenze
e depreda le sue convinzioni.

Ai margini di acque stagnanti

Ai margini di acque stagnanti
circondate da giunchi
rimbalza la mia fantasia.
In grovigli d’erba
fra labirinti di fresca vegetazione
tocchi luminosi surreali
sublimano la mia immaginazione.
Eterno fra le bellezze
rapito nell’incantesimo
di un tempo senza tempo
sogno la purezza di acque vergini.
Parole prive di voce vorticano attonite
nel fascino senza veli dell’istantaneità,
affondando le proprie radici
nel seno della terra,
grembo di sicurezza.

Sorella morte

Anche da me giungerai un giorno
col tuo mantello scuro
mi toglierai di torno.

Sei un’ombra pedante
che il mio tragitto costeggia.
Anche a me
toccherà la sorte
nel tuo grembo
mi accoglierai
sorella morte.

Durante il sacro giorno della fioritura

Durante il sacro giorno della fioritura
verrai nel mio giardino
e coglierai
la rosa più bella.
Nel mio prato divino
vedrai glicini splendenti
schiudersi a te
sentirai,
il loro inebriante profumo
spargersi intorno.
Durante il frastornato giorno del ridesto
anche la tua anima
si rialzerà,
saprà trovare
il diamante più fresco
del tuo spirito
smarrito
nell’oscuro giorno
dell’infamia.

Coperti da un cielo

Coperti da un cielo
vibrante ed arcano
avvolti
da note,chimere,parole
dentro il pulsare di stesse emozioni
la brama incompiuta
-saggezza perlata
o spina pungente?-
di una rosa mai schiusa.

Sinfonia agreste

canto di uccelli
campane giubilanti
rogge scroscianti
urla infantili
vento tra gli alberi
terra profumata
eserciti di insetti…
…vestigia di ieri.
Motori roboanti
etichette omologanti
condomini sovraffollati
fumo nocivo
maschere di convenienza
industrie aguzzine
fritture di cemento…
…supplizio di oggi

Rosa mattutina

Rosa mattutina
Fresca al risveglio,
palazzi d’argento
dimenticati nell’ombra.
Richiami lontani
Da mondi invisibili,
sussurri lagnosi
come lame affilate
conficcate nei fianchi sanguinanti
di silenziose distese
-patria anonima dell’umana assenza-
Stupore crescente
senza senso compiuto
nel vuoto delle nostre menti ballerine
appese lievemente
al filo intricato della Creazione
in continuo disfacimento
incessantemente in rinnovamento.

Per Dafne

I tuoi occhi luminosi
sono specchio delle meraviglie
o Dafne.
Inseguo i tuoi sguardi,
resto abbagliato
dai tuoi accattivanti sorrisi
ed il mio respiro corre
con i tuoi capelli vezzeggiati dal vento.
Il mio crescente stupore
cammina con le grazie del tuo passo
e quando ti contemplo
mi perdo nelle lande smisurate
del tuo fanciullesco fascino.

A Sofia

In spazi informi
galleggiano immobili
ardenti desideri
sotto forma di stelle accese.
Il futuro
fatto passato
annega
nell’eterno gioco
dello scavo introspettivo,
dove l’inconscio
esplorando il mistero arcano
della conoscenza,
cancella inutili domande
destinate a restare
senza risposta.
Il corpo etereo
prostrato verso labirinti reconditi
-sconvolti da incessanti vortici-
annaspa
sussurri,illusioni,enigmi irrisolti,
e lascia libero l’istinto
per poter divenire corpo materico
in preda alla caducità.
Lungo la via
che conduce all’iniziazione,
incontrerai la tua guida spirituale
-dal fato già predetta-
ti sbarazzerai
di indesiderate inibizioni
per conoscere da te
la saggezza più autentica.
Sofia
colta, introspettiva
mistica Dea.

Sussulto di Primavera

Ancora una volta
tra le braccia di Zaira ;
dalla sua bocca
passione o dolcezza
lungo i suoi fianchi
il mio desiderio.
Nel tempo
rimasta sospesa la voglia,
con memorie a un’estate,
ai suoi caldi segnali.
Lungo le sponde
del fiume in piena
oltre i giunchi
e gli arbusti padani
nel tramonto sbiadito
da un temporale vicino
una casa,una siepe,
un cortile di sassi
il gesto fugace
dal richiamo improvviso
un invito furbesco
dai contorni un po’ strani.
Lanciati in tortuosi viaggi notturni
sospinti da forti e focosi legami
uno sguardo,un saluto
ed è subito intesa
per perdersi al largo,
di nuovo avvinghiati
furtivi e in eterno sconquassamento.

Mi rifugerò nel bosco

Mi rifugerò nel bosco;
ogni cosa fuori
va in fumo.
Brucia la rabbia
piange la felicità
annega il senso dell’esistenza
si polverizzano le coscienze.
Mi riparerò sotto un grande albero
respirerò l’odore della sua corteccia
mi sdraierò ai suoi piedi
e mi addormenterò
lasciando in freschi sogni
consumare il mio riposo.
Nel bosco c’è conforto,
sicurezza, protezione,
fuori regnano paura e disperazione.
Guiderò i miei occhi
a contemplare quella fitta impalcatura
di rami di erica
su cui i bachi da seta filano il bozzolo,
ascolterò la melodia di uccelli girovaghi
che vivono con gli insetti nella penombra,
pronti ad infrangere il silenzio maestoso
che sovrano governa.
Fuori c’è ingordigia,brama di potere,
sete di denaro,fame di prestigio.
Eserciti di metallo controllano la massa,
il consumismo annulla
la voglia di vivere.
Ma io sarò nel bosco
mi perderò nell’ombra
accarezzerò il muschio
conterò gli insetti
sognerò la luce sul tappeto di foglie ingiallite.
Nell’immensità della foresta
ritroverò la vita.

Al primo freddo

Al primo freddo
mi ritirerò solingo
fra le accoglienti mura
della mia coscienza.
Lascerò passare le immagini
nella mia mente,
guiderò i miei occhi
accompagnandoli
nel riposo più assoluto.
L’infinito sparirà,
le dimensioni dell’essere
si confonderanno
con il profumo del bosco.
Sentirò soffiare il primo vento,
ed i colori dell’autunno
invaderanno
ogni sentimento,
ogni pensiero,
ogni gesto,
aleggiando densi e saporiti
in atmosfere neghittose.
Le brevi giornate
traboccheranno di fantasie,
le mie aspirazioni
si insinueranno nella penombra
ed adagiate nel silenzio
si perpetueranno
dalle albe fievoli
alle voragini notturne.

In notturna

Scende la notte con passo felpato ;
il fosco oscura le movenze
abbracciando le immagini
sfocandone i contorni ;
così l’imbrunirsi può divorare i pensieri
e penetrare le coscienze
Enfie di stanchezza.
Cadono silenziose dal cielo
morbide piume d’airone
formando un comodo giaciglio
su cui riposare ed abbandonarsi
ad un sonno purificatore…
Ma la luna
-madre e dea primigenia-
salendo in cielo
ci risveglia e ci culla nel suo chiarore ;
la luna
-disco di conchiglia-
risplende nell’argenteo velo di mistero
donando luce sublime ai nostri gesti ;
la luna
-gioiello del cosmo-
fiorisce di amorosi palpiti.
Le nostre anime fluttuano libere e vivaci
ai margini del cosmo
in compagnia di stelle accese nella notte,
ed io
fiume dilagante,privo di argini
prorompo nel mare universale.

A Masano

Atmosfere remote vorticano nella sera
che cala tronfia in punta di piedi.
In un mistero onirico arcano
l’oscurità muta prepara lo scenario
per storie ancestrali
- tramandate da tempo immemore-
destinate a scolpirsi
nel destino di coloro
che baceranno questa terra.
Presenze anonime, ed insospettabili
vagano come ombre, ambigue e sinistre
nella calma, impenetrabile
divina contrada
ai margini dell’assoluto.

Il mio ritorno

Ci sarà il plenilunio
nella sera riconciliatrice ;
ci saranno tutti a celebrare il mio ritorno,
così quando varcherò la porta del paese
i cancelli si spalancheranno servigi
e verrò accolto a gran voce.
Una rada nebbiolina velerà ogni gesto
entrerà nei sorrisi assopiti
immortalerà ogni istante :
resteremo così sospesi
nella muta preveggenza,
avvinghiati a pensieri compiacenti.
Ma io cercherò lei,
la sua anima ed il suo corpo,
la guarderò da lontano
e non potrò non vedere i suoi occhi
scrutarmi in gran segreto.
Udirò la sua voce
pronunciare lieve il mio nome
e la sua anima
si avvicinerà inevitabilmente alla mia.
Suonerà subdola una campana
che annuncerà una sentenza definitiva
che andrà a divorare empia
le bestie della cattiveria,
ridestando nelle fiere più inferocite
un ardente patire.
Lei in gran segreto mediterà,
scaverà nella sua coscienza,
lucidandosi gli occhi,
risorgendo dalle sue ceneri
per accogliermi nel suo grembo.
Nella deliziosa fine della notte,poserò le mie labbra
sulle sue guance fresche del mattino
ed in un campo bianco senza nome
sboccerà l’ultimo fiore del sentimento.

Fiori d'autunno

All’alba dell’autunno cammino senza sosta,
la notte scende adagio per darmi una risposta;
il vento si lamenta, la luna danza in cielo
argentea e un po’ ruffiana si staglia oltre il melo.

Un brivido sale infuocato, nel cuore di una sera autunnale
è tornato pieno di vita l’amico per te più speciale;
non ti sei più fatta sentire, da tempo non so più chi sei,
hai perso di nuovo la rotta, o hai trovato la via da seguire?
All’alba dell’autunno ritrovo quella strada,
la ferrovia, i giardini, la piazza e la contrada;
a passi molto lenti ti sento arrivare
la tua ombra è ormai vicina, sto ancora per sognare.

Ho sperato in gran segreto, di poterti di nuovo incontrare
di tornare ancora a parlarti, di stringerti sempre più forte;
un brivido sale infuocato, in un clima dai vecchi sapori
sbocciano i fiori d’autunno, lucenti e dai mille colori.

Un brivido sale infuocato,finalmente non siamo più soli
incisi su petali bianchi risplendono i nostri due nomi;
e un brivido sale infuocato, la fiaba sospesa a metà
prosegue con tinte più intense
un fuoco riaccenderà.

Giorni d'inverno

Nei giorni lenti dai contorni incerti
sostano quieti dei volti inerti;
l’albore del tempo privo di brio
svanisce nel vento che è più di un brusio;
un povero vecchio dal passo stentato
è l’emblema abbattuto di un lontano passato.

E tu solitario che lasci la via
cammini lottando con la nostalgia;
e tu solitario non perder la voce
eterno viandante che porti la croce.
Le foglie ingiallite cascano in branco
si posano a terra - un tappeto ormai stanco -
fuma il comignolo, tace la casa
dal vetro un bambino guarda la strada;
ardono i ceppi in grossi camini
sostano uccelli nei biancospini.

E tu solitario che lasci la via
cammini lottando con la nostalgia;
e tu solitario non perder la voce
eterno viandante che porti la croce.

Cala il sipario su zolle gelate
il mondo che dorme attende l’estate;
riposano gli occhi in un sonno pesante
la neve coi fiocchi addolcisce ogni amante.

E tu solitario che sempre hai amato
ritrova te stesso, poeta incantato;
e tu solitario che perdi la via
cammini nel freddo lasciando una scia.

Servi del potere

Servi del potere, ma quanta ipocrisia
in alto le bandiere, cosa vuoi che sia !
servi del potere è bello predicare
e rendersi alfieri di un grande ideale.

Dall’alto dell’olimpo
comodi in poltrona
parole care al vento
proclami senza senso;
siete lì per caso
o forse per destino
chissà perché non credo
ai vostri bei discorsi ?

Servi del potere, ma quanta ipocrisia
in alto le bandiere, cosa vuoi che sia !
servi del potere è bello predicare
e rendersi alfieri di un grande ideale.

Ma quante belle giacche avete su stasera
ed anche le cravatte stirate da mezzora;
forse voi volete dei polli da ingrassare
un bell’allevamento in fila per marciare

Servi del potere, ma quanta ipocrisia
in alto le bandiere, cosa vuoi che sia !
servi del potere è bello predicare
e rendersi alfieri di un grande ideale.

Da ogni individuo se parte la protesta
immagino la fine della vostra festa;
il singolo individuo che abbatte le barriere
e rende dei pagliacci voi servi del potere

Un segno dei tempi

La nebbia vela i campi, fitta ed avvolgente
il vento di pianura sibila tagliente;
un mercante ciarlatano non imbroglia il contadino
l’oste apre la porta e offre del buon vino.

Immagini dei tempi fra gesta leggendarie
solcano la storia fra miti e la barbarie;
racconti di cavalli, di astuti comandanti,
la roccaforte, il borgo, con gli umili e i briganti.

Gli avanzi del prestigio antichi come il mondo
riemergono dal ventre di un vicolo profondo;
i bambini scalzi e nudi inseguono le stagioni
pescano in fossi chiari, al ritmo di canzoni.

Immagini dei tempi, sono segni del passato
la chiesa, il cimitero, la piazza, il porticato;
rivedo quella gente tornare orgogliosa
la sera sta calando, il rione si riposa.

La vecchia lavandaia seduta in riva a un fosso
narra la leggenda di un granatiere rosso;
sul sentiero dei ricordi ha lasciato il suo sorriso
ora pensa solamente ad andare in paradiso…

Immagini dei tempi ritmati dal lavoro
La casa, la campagna, il grano era l’oro;
nel cuore ha un solo uomo che lei ha sempre amato
e un bacio come dono che non ha mai scordato.

A ognuno il suo Dio

Il Dio giullare di nenie e filastrocche
il Dio di festa nei primi ruzzoloni
il Dio col flauto cortese rubacuori;
il Dio fatica di madre partoriente
il Dio del sole nel padre che ritorna
il Dio saggezza, stupore, nostalgia.

E la neve silenziosa posa la sua voce
invisibile bisbiglio nel sonno di un bambino.

Il Dio del bosco, degli alberi e dei fiori
il Dio selvaggio cavallo sempre in corsa
il Dio incostante nel volo di farfalla;
il Dio cantore cicala dell’estate
il Dio poeta formica dell’inverno
il Dio scultore dell’uomo e della donna;
il Dio nel vento, nel ghiaccio e nella nebbia
il Dio del tuono, del fulmine nel cielo
il Dio di pace che spezza le catene.

Ma il bambino aperti gli occhi, fuori dai sogni
è un passero inzuppato come pane nella pioggia.

Il Dio ricchezza, prestigio, fama e gloria
il Dio imputato per tragiche crociate
il Dio che piange lacrime di colpa;
il Dio bugiardo preghiera senza grazia
il Dio redento dall’odio e dal peccato
il Dio perdono trovato in un abbraccio;
il Dio nell’attimo svanito in un istante
nei primi passi e nell’ultimo respiro
è un Dio di luce che vibra eternamente.

E’ una corsa infinita, la giostra che gira
così giorno dopo giorno, a ognuno il suo Dio,
a ognuno il suo…Dio.

Dorme il mondo

Dorme il mondo
un piccolo mondo
invaso e ricoperto
da lanosi
gelidi
candidi
fiocchi di neve.
All’orizzonte
il viale
immerso nella foschia
sparisce,
geme
nella sua solitudine.
La terra
adagiata su se stessa
imprecando
intona un lamento
e desolatamente
stende
il suo biancheggiante manto
su un pavimento di foglie gialle e marroni
prossime a divenire polvere.
L’immobilità dei campi
improvvisamente stinti
disegna
incolumi paesaggi
galleggianti
in una immacolata e catartica serenità.
La mia anima
si raccoglie
e prega instancabilmente;
il mio pensiero
si perde
gira vorticosamente
per poi posarsi
su alberi spogli
dai rami protesi
verso il cielo grigio
- tetto sconfinato di uno scenario
intriso di fiabesca e magica atmosfera –

Chi sei tu per non lasciarti sedurre da tutto questo?