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Il narratore di storie è colui che tramite il racconto e la messa in trama, porta a qualcuno qualcosa circa il mondo. Fin da piccolo l’essere umano, di qualsiasi provenienza culturale, è in grado di apprezzare le storie, e sotto la forma della storia egli gioca ed esprime il suo mondo: la narrazione dunque svolge una funzione pedagogica essenziale. La narrazione è connaturata all’uomo, non abbiamo testimonianza di civiltà che non abbiano fatto uso della narrazione; essa attraversa le culture, le epoche, i luoghi, è presente da sempre, e forse lo sarà per sempre: si potrebbe dire che con il nascere della socialità, delle interazioni umane, è nata la narrazione, ed insieme alla relazionalità stessa è l’unico elemento caratterizzante e sempre presente nell’uomo. Paul Ricoeur afferma che l’uomo è narrativo per natura, e che cominciamo a raccontare storie su noi stessi prima di vivere ancora realmente un evento, e spesso creiamo un mondo inventato fatto di storie immaginarie. La maggior parte delle culture di tutti i popoli della terra infatti, sono state tramesse, e molte ancora oggi, vengono trasmesse attraverso la forma del racconto. Nella maggior parte dei casi però, quando si parla di narrazione viene spontaneo accostarla al concetto di oralità; la parola narrazione evoca l’immagine di qualcuno che parla e di qualcuno che ascolta. Il narratore ha quindi una grande responsabilità; è un custode della vita, un medium: il Tutto scorre attraverso di lui, nelle sfumature della sua voce, nella misura dei suoi gesti, nell’espressività del suo volto, nel suo essere in presenza. La sua funzione assume un aspetto di grande valore; col suo vagare randagio, il narratore diventa anche uomo di esperienza, memoria vivente di un villaggio, di un territorio, di una regione, di una intera cultura: vagabondando qua e là, secondo le richieste del pubblico o delle sue inclinazioni, ogni raccontastorie ha raccolto e distribuito decine e decine di aneddoti, notizie, cronache, storie, informazioni. Egli aveva un ruolo fondamentale nelle società arcaiche: era il maestro della parola, colui che attraverso l’uso artistico della voce e di una sapiente gestualità, sapeva intrattenere, divertire ed al contempo educare il pubblico: saliva su un palco e intonava il suo canto, accompagnato dal battito delle mani o dal ritmo di un cembalo o dalla cadenza stessa delle sue parole.
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